Ponte Minella
Ponte del Pastore
legislazioni
fasi della bonifica
evoluzione storica della Bonifica
bonificazione Bentivoglio e nascita del condominio Bentivoglio
dominazione francese ed austriaca
Regno d'Italia
nascita del Collettore Padano Polesano
Prima Guerra Mondiale e primo dopoguerra
Seconda Guerra Mondiale e secondo dopoguerra
alluvione
ulteriori notizie sull'alluvione
alluvione ed il Consorzio di Bonifica
proverbio polesano
alluvione/bonifica
costruzione
manufatti
costruzione
Tipo:
image; ponte demaniale
Tipo di scheda: Architettura
Categoria:
Beni architettonici
Autore:
Ambito culturale: ambito rodigino polesano - motivazione dell'attribuzione: fonte archivistica
Ambito culturale: periodo ottocentesco - motivazione dell'attribuzione: fonte archivistica
intero bene/ territorio:Nel sec. XVI d.C., grazie alla politica intrapresa dalla Serenissima Repubblica rivolta al prosciugamento delle terre per renderle colitivabili e redditizie, si costituirono i Consorzi di bonifica del territorio padano, che introdussero il principio di autogoverno: i proprietari terrieri interessati ai specifici canali erano tenuti, ai fini della sicurezza idraulica, alla completa salvaguardia del territorio con mezzi propri.
Il principio di autogoverno venne sostituito dal R.D. 13 Febbraio 1933 n°215, secondo il quale le opere principali erano a carico dei Consorzi, attraverso finanziamenti statali, mentre la manutenzione dei terreni rimaneva sempre a carico dei proprietari.
Nel corso dei secoli, il territorio è sempre stato regolato da normative. Si cita la prima legge agraria del 1882 (n°269 del 25 Giugno 1882) sulle bonifiche, firmata dal Ministro dei Lavori Pubblici Beccarini, che mirava a risanare le terre con il contributo dello Stato.
Con questa legge si distinsero in due categorie le opere di bonifica:
- di prima categoria erano tutte quelle attività che provvedevano al miglioramento igienico (e ciò significava anche miglioramento agricolo) cui lo Stato interveniva con finanziamenti del 50%, le Province con il 12,5%, i Comuni con il 12,5% ed i proprietari con il restante 25%;
- di seconda categoria erano definite le iniziative sul territorio che non avevano un chiaro e rilevante interesse pubblico.
In realtà tale legge favorì gli interessi dei grandi proprietari terrieri, che videro sanate e prosciugate molte delle loro proprietà a costi ridotti, ma furono realizzati anche interessi collettivi come la lotta contro la malaria, l'aumento dei lavoratori stabili nelle campagna, ecc.
intero bene/ territorio:Ogni epoca presenta un diverso modo di bonificare il territorio. Nel corso dei secoli, si possono individuare cinque diverse procedure e tecniche di bonifica attuate sia sul territorio padano sia nel resto del Paese:
1. "Bonifica per colmata": veniva effettuata, in determinati appezzamenti, con la preparazione di argini e l'allagamento prolungato di anni, per consentire il deposito dello torbide del fiume ed il successivo rispristino;
2. "Bonifica tardo-medioevale": avveniva mediante "macchine ed ingranaggi" azionati da forza animale per canalizzare l'acqua lontano dalle terre basse;
3. "Bonifica ottocentesca": era ottenuta attraverso il sollevamento delle acque con grandi ruote a schiaffo, azionate da molteplici motori a vapore;
4. "Bonifica moderna": attuata con pompe centrifughe mosse da grossi motori diesel ed, in un secondo momento, anche da motori elettrici;
5. "Bonifica contemporanea": avviene mediante elicopompe ad asse verticale, che non necessitano della continua presenza di personale, ed offrono la possibilità di essere installate anche a cielo aperto.
intero bene/ territorio:L'azione della Bonifica sul territorio regionale ha una propria storia, che si può riassumere in alcune tappe significative: la Centuriazione romana, l'opera dei Benedettini e la consensuale azione dei proprietari per il recupero delle terre.
La centuriazione di questo territorio si realizzò grazie alla bonifica di terreni spesso paludosi assegnati a legionari, reduci dalle grandi campagne belliche di Roma, per essere poi coltivati, ma soprattutto presidiati da persone disposte a difenderli anche con le armi. La sistemazione dei terreni agricoli avveniva una volta che l'"agrimensore", persona di grande cultura tecnico-giuridica, aveva delimitato i confini della città o del borgo fra due strade, il decumano massimo (decumanus maximus) ed il cardo massimo (kardus maximus), questo perpendicolare al primo.
L'opera dei Benedettini, invece, frati che intervenirono sul territorio per bonificare aree paludose, forti dell'impegno della loro regola, che li portava a pregare e lavorare (ora et labora) per il proprio benessere spirituale e di quello delle genti più deboli, rappresenta la vera novità nel Medioevo, poichè attorno al convento ed alla chiesa abbaziale, generalmente posti su terreni elevati rispetto al piano di campagna, si conquistarono giorno dopo giorno spazi alle paludi ed ai terreni acquitrinosi.
L'interesse a continuare sulla strada del miglioramento fondiario e della messa in coltura delle terre continuò anche nell'Italia dei Comuni prima, e delle Signorie poi (es. Estensi).
intero bene/ territorio:Fu con le bonifiche del Seicento, specie con quella Bentivoglio, che le acque di scolo furono portate a defluire nel Po, ma resasi difficoltosa tale soluzione per l'innalzamento del pelo del fiume, fu ripristinata la facoltà dello scarico in Canalbianco. La "Bonifica Bentivoglio" fu l'iniziativa più importante nella Transpadana. Dopo l'editto di Alfondo II d'Este (1593), i Bentivoglio possedevano 1.000 ettari, dei quali 500, posti oltre Zelo e Trecenta, erano discretamente coltivabili. Nel 1609,
Papa Paolo VI concesse, ad Enzo Bentivoglio, di poter bonificare tutte le terre in suo possesso (17 Febbraio 1609), ma esclusi i terreni di proprietà dello Stato di Venezia, rimasero solo terreni molto paludosi (es. la valle di Trecenta-Sariano, la valle di Bariano, ecc.). I Bentivoglio, non essendo estranei a simili imprese, iniziarono subito i lavori.
Il marchese Enzo Bentivoglio ebbe la fortuna di affidarsi al bravo perito Aleotti detto l'Argenta che, nel 1611 partecipava alla ricognizione per la determinazione del territorio da bonifica e quindi dirigeva i lavori che, eseguiti con una fitta ed efficiente rete scolante, confluente nel Po, dettero subito buoni risultati. Nel 1625 erano stati portati a termine la maggior parte dei lavori con la costruzione degli argini di difesa, di ponti, canali, sostegni e chiaviche, tutto secondo progetto e a norma di Capitolato approvato nella convenzione degli interessati.
Al termine dei lavori, vennero ripartiti le spese ed i terreni prosciugati con le altre persone nobili che parteciparono economicamente ai lavori (conte Nappi, marchese Fiaschi, ecc.).
Le cessioni di terre per la coltivazione vennero fatte per la maggior parte nella forma di investitura livellaria e si iniziò presto anche uno stabile insediamento di contadini per la coltivazione e per l'allevamento di bestiame.
Il cavo principale della bonificazione venne chiamato "Bentivoglio" e ad esso erano portati i condotti secondari. Nel 1663 il Penna, nella sua "Compendiosa descrizione dello Stato di Ferrara" scriveva che a quel tempo il territorio si presentava fertile e popolato.
Non vennero considerate allora, né forse era possibile, le evoluzioni idrauliche naturali che avrebbero condizionato il futuro, dovuto, per il Polesine, alle grandi forze scatenate su esso dai grandi fiumi. Nel caso particolare della bonifica padana ciò si tradusse nel continuo e talvolta rapido elevarsi degli alvei e perciò degli argini del Po, dell'Adige e del Canalbianco con gravi e ripetute rotte succedutesi nel seicento e più ancora nel settecento, a cui si provvide con cospicui e imprevisti finanziamenti.
E' intuitivo considerare i danni che furono apportati ai manufatti della bonificazione, alle case e alle stalle, la distruzione dei raccolti, i disagi inauditi della popolazione.
A ciò si aggiunsero eventi bellici, come quelli che videro il passaggio di fameliche truppe straniere nei primi anni del '700 (guerra per successione di Spagna) e la trasformazioni politiche di fine secolo. In questo modo, dove si era bonificato, tornarono a mostrarsi zone paludose ed inutili.
La situazione finanziaria dell'impresa dei Bentivoglio si era fatta sempre più pesante finché la restituzione dei prestiti ai Monti romani divenne infine impossibile; tutto portò, nel 1766, al risultato che i Montisti furono immessi nella proprietà dei beni ipotecati dando così origine al "Condominio Bentivoglio". Da allora nessuno curò più la bonifica, né la manutenzione delle opere, pensando solamente a realizzare, in perdita, i capitali investiti procedendo alla vendita all'asta delle proprietà.
intero bene/ territorio:Il ventennio di dominazione francese (1796-1815) è stato caratterizzato da poche risoluzioni atte a migliorare la situazione idraulica, che si era andata invece sempre più aggravando nei primi anni del secolo XIX. Erano stati condotti numerosi studi e progettazioni, ma nessun lavoro di rilievo. Un'intervento molto importante si svolse, invece, in ambito amministrativo e normativo: i numerosi decreti emanati in questo periodo distinguevano bene gli interventi di carattere pubblico, come la regolazione delle acque dei fiumi arginati, da quelli di carattere privato, come la manutenzione e gli scoli delle acque zenitali, nei singoli comprensori che erano stati territorialmente ben definiti. Si voleva così garantire l'uguaglianza del trattamento per tutti i cittadini.
La dominazione austrica, invece, durò nel Veneto dal 1815 al 1866, salvo il breve periodo della Repubblica Veneta del 1848-1849. In questo periodo, i consorzi degli interessati alle opere di scolo e di bonificazione furono regolati, per la loro amministrazione, dalle norme e dai regolamenti già emanati dal precedente governo. Si proseguirono, inoltre, gli studi per la bonifica di varie parti del territorio padano, con la valutazione dei progetti da Commissioni tecniche specifiche.
intero bene/ territorio:Nel 1866 l'Austria lasciava il Veneto e questo veniva a far parte del Regno d'Italia (1866-1946). La situazione di quegli anni era piuttosto precaria a causa di intricate vicende naturali e storiche, che avevano accumulato i danni del disordie idraulico di interi secoli. Un grosso problema di quegli anni era rappresentato soprattutto dalle conseguenze della bonificazione delle valli veronesi ed ostigliesi (portata a compimento nel 1885), che aveva fatto progredire ed aumentare notevolmente il volume delle acque attraverso il Polesine, rendendo ancora più precaria la situazione dei comuni del Rodigino. Le vicende si trascinarono finchè giunse la disastrosa rotta dell'Adige del 1882.
intero bene/ territorio:Da anni la necessità di una bonifica generale del Polesine si faceva sentire e divenne pressante in seguito alla rotta dell'Adige del 1882, che portò la desolazione in tutto il territorio alla destra del Canalbianco.
A seguito delle immani rovine portate dalla rotta e delle disastrose conseguenze che si erano verificate in tutto il sistema idraulico della provincia di Rovigo, venne nominata una Commissione ministeriale, per l'esame delle numerose questioni sorte e per l'enunciazione di proposte idonee ad eliminare i maggiori danni già verificati.
Dall'esame obiettivo dei fatti delle condizioni del regime idraulico della provincia di Rovigo, l'intervento suggerito proponeva di:
- separare le acque delle valli veronesi ed ostigliesi da quelle proprie del Polesine, avviando le prime al mare attraverso il Canalbianco;
- costruire un nuovo cavo a destra ed uno a sinistra del Canalbianco, con la funzione di scolare tutte le acque dei Consorzi della provincia di Rovigo, padani e polesani.
Nel 1885, l'Ing. Filippo Lanciani, ingegniere idraulico del Genio Civile di Ravenna, presentò il progetto che venne approvato. I lavori, ultimati nel 1901, iniziarono il 7 giugno 1895 con la costruzione, alla destra del Canal Bianco, del "Collettore Padano Polesano", detto anche "Scolon". Il manufatto venne eseguito a tronchi, ad opera dell'Impresa Cav. Luigi Trezza da Mestre, che si era aggiudicato già in precedenza numerosi appalti (col medesimo ribasso del 2%). In questo modo, il Canalbianco restava ad uso esclusivo delle Valli grandi veronesi ed ostigliesi, mentre veniva costruito un collettore che raccoglieva tutte le acque di scolo, sia dei Consorzi Padani sia di quelli Polesani a destra del Canalbianco.
Nel territorio padano furono poi costruiti due Cavi maestri, uno per il Bacino superiore, utilizzando, in parte i principali canali preesistenti nei Consorzi idraulici di Melara e di Stienta (56 Km), ed uno per il Bacino inferiore, che correva utilizzando il Poazzo per i primi 19 Km e poi un nuovo canale di 6 Km. I due Cavi convogliavano in un unico alveo nella località Bresparola di Polesella, ove, sottopassando insieme la Fossa Polesella, per mezzo di una grande botte a sifone (detta Botte Paleocapa, da colui che ne era stato il progettista), entravano nel Collettore esterno che sfocia nel Po di Levante, dopo un percorso complessivo di 53 Km.
In quegli anni, inoltre, l'esecuzione dei lavori e le conseguenti spese portarono a creare contrasti tra i due Bacini superiore ed inferiore all'argine del Sabato della Bonifica Padana, risolti poi con vari decreti ministeriali emanati successivamente dal Governo.
intero bene/ territorio:Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale molti lavori di bonifica vennero interrotti e seguì un periodo di devastazione e distruzione.
Fu, invece, nel primo dopoguerra che si realizzò la fase di bonifica italiana più splendente. In quegl'anni la congiuntura socio-economica era ideale, unita alla carica positiva che i primi anni del Ventennio Fascista andava diffondendo nella popolazione e alla crescita dei prezzi dei prodotti agricoli, che incorraggiava le aspirazioni dei grandi proprietari terrieri, facendo loro offrire anche nuove opportunità di lavoro. Alla fine del 1920, un gruppo di tecnici, ingegnieri ed agronomi, come il rinomato Arrigo Serpieri, evidenziarono che l'intervento di bonifica di quegli anni era legato al solo prosciugamento delle terre e non anche all'irrigazione, alla costruzione di strutture efficienti, ecc. Questa critica sviluppò un nuovo spirito, che si concretizzò con la legge Mussolini del 24 Dicembre 1928 n°3134 ed il Testo Unico del 13 Febbraio 1933, che sanciva la "Bonifica integrale": un'articolata serie di operazioni simultanee di sistemazione idraulica con opere di prosciugamento, irrigazione e difesa, risanamento igienico, costruzione di infrastrutture, ecc.
Questa strategia di bonifica, negli anni Trenta, subì una serie di drastici ridimensionamenti dei programmi e forti riduzioni di spesa a causa sia della crisi economica di dimensioni sovranazionali sia del regime autarchico dovuto al crescente isolamento cui il Paese era oggetto, a causa dello schieramento sul piano politico a fianco della Germania nazista.
intero bene/ territorio:Con al guerra del 1940-1945 si era fermata ogni attività di qualche rilievo nel comprensorio della Bonifica Padana, che dalle operazioni belliche, succedutesi nel territorio, non ebbe a subire che lievi danni alle opere d'arte.
Nel secondo dopoguerra l'Italia, con il decisivo contributo dei fondi del Piano Marshall, iniziò la ricostruzione del Paese attraverso opere di manutenzione e riparazioni dell'intero complesso idraulico uscito gravemente danneggiato dal conflitto. Vennero, quindi, ripresi i lavori per la riparazione delle opere consorzilai danneggiate dalla guerra, per l'approfondimento e sistemazione degli scoli e per l'apertura di nuovi canali, con progetti di importi limitati.
Il risanamento idraulico del Paese, unito al forte progresso tecnologico, generarono un rapido aumento della produzione agricola ed un ritrovato equilibrio sociale.
Gli anni a seguire furono perciò all'insegna del rinnovato stimolo all'investimento sull'agricoltura sia da parte dei privati sia da parte dello Stato, utilizzando nuove e moderne macchine, prodotti fertilizzanti, introducendo nuove colture, ecc.
intero bene/ territorio:L'alluvione del 14 Novembre del 1951, determinata dalla rottura dell'argine del Po ad Occhiobello, provocò notevoli danni all'alveo ed a numerosi manufatti esistenti sul collettore e sul cavo maestro.
Negli anni successivi alla rotta, si dovette provvedere alla riparazione dei danni portati dall'irrompere delle acque.
L'intervento di maggiore rilievo fu quello relativo al Collettore Padano-Polesano, che venne ripristinato in alcuni tratti, come pure i Canali Maestri e quelli secondari. Dopo la ricostruzione di alcuni ponti, continuando il ripristino dei manufatti consorziali danneggiati, si provvide alla sistemazione degli scoli in diverse località, come il rialzo e ringrosso delle arginature del Collettore Padano-Polesano e la costruzione di banchine a rinforzo degli argini lungo lo stesso. Si effettuò anche la sistemazione di strade in diversi Consorzi e la costruzione di diversi elettrodotti per la fornitura di energia elettrica.
Quando, nel 1956, venne concluso il ripristino della funzionalità dei canali, si manifestarono però gravi e frequenti fenomeni di piene pericolose; le quote degli argini e le sezioni di deflusso apparivano insufficienti, vasti territori venivano allagati e restavano a lungo infragiditi.
Sono state realizzate, quindi, opere di grande rilievo, necessarie per ottenere il riassetto del regime idraulico di un vasto territorio la cui bonificazione ha molti secoli, passati in un continuo travagliato, causato dagli avvenimenti storici che si sono succeduti in un così ampio arco di tempo.
intero bene/ territorio:La rotta del fiume Po, avvenuta ad Occhiobello nella sera di mercoledì 14 novembre 1951, sommerse anche i territori dei Consorzi di Bonifica, che operavano da secoli per la difesa delle acque interne dello stesso Polesine e della distribuzione dellacqua irrigua nei rispettivi Comprensori. Tutto il personale dei Consorzi della Bonifica Padana e della Bonifica Polesana, che fronteggiavano i 108 Km di argine pericolante del Po, da Melara a Cavanella Po, si occuparono intensamente prima della difesa e poi delle operazioni di liberazione delle acque e della ricostruzione delle opere pubbliche danneggiate. Molte delle opere pubbliche di bonifica quali ponti, canali, idrovore ed altri manufatti, vennero, infatti, in gran parte devastate dallimpeto delle acque. Tutti i Consorzi di Bonifica del Polesine, poi in collaborazione con il Genio Civile di Rovigo, prosciugarono il Polesine in sei mesi ed eseguirono la completa ricostruzione in 30 mesi, cioè entro il mese di luglio 1954.
intero bene/ territorio:Durante le prime fasi dellalluvione, il Consorzio di Bonifica Padana, il primo ad essere minacciato dalla piena, provvedeva a fiancheggiare lopera di bonifica con lutilizzazione del proprio personale e dei propri mezzi meccanici, in condizioni climatiche di nebbia e pioggia del tutto sfavorevoli. Verificatasi la rotta a Bergantino, verso le ore 11, lAvv. Zannini, Presidente dello stesso Consorzio di bonifica, informò immediatamente il Genio Civile della necessità di effettuare il taglio di Fossa Polesella, per lasciare libero il deflusso delle acque verso il mare, sulla destra del Canalbianco, salvando Rovigo e una parte di provincia. In questa circostanza, però, così come nella rotta dellAdige 1882, prevalse il criterio di contenere lallagamento nel catino tra Canalbianco e Po, sotteso dalla Fossa di Polesella, per concedere un più lungo respiro allo sgombero del territorio a levante di quello sbarramento trasversale, nonostante il parere contrario di Ing. Bruscalupi, Direttore della Bonifica Padana, e Ing. Sbrana, Ingegnere Capo del Genio Civile di Rovigo. Nella mattina del 15 novembre, quando oramai le acque della rotta si erano appoggiate allargine della Fossa di Polesella, lIng. Bruscalupi impartì lordine di panconare la Botte Paleocapa, che costituiva lunica via attraverso la quale lacqua avrebbe dilagato a valle defluendo nel Collettore Padano Polesano con impeto torrentizio; operazione fallita appena calato il primo pancone, a causa di ramaglie aggrovigliatesi alla strumentazione. Pertanto, mentre le acque dilaganti sulla sinistra del Canalbianco si appoggiavano allAdigetto, minacciando labitato di Rovigo, quelle straripanti della Fossa Polesella si rovesciavano sulle terre della sottostante Bonifica Polesana, raggiungendo Adria nelle prime ore del 16 novembre 1951. La grande massa dacqua, che si era ormai formata, si accumulò e determinò uninversione di marcia sulle campagne in sinistra del Canalbianco che allagò, quindi, più di 100.000 ettari dei territori rodigini.
intorno/territorio:Proverbio in dialetto polesano: "Le acque sta via ani e mesi, e pò torna ai sò paisi".
Traduzione in Italiano: "Le acque [legate al territorio] stanno via anni e mesi, ma poi ritornano sempre ai loro paesi [ cioè alle terre a cui appartengono]".
intero bene/ territorio:Esauritasi la piena del Po, la falsa laguna alla quale era ridotto il Polesine continuava a nascondere nelle sue torbide profondità il segreto delle distruzioni compiute, il cui bilancio era praticamente impossibile, considerando la difficoltà di accedere ai luoghi. Per far fronte al problema, i vari Consorzi di Bonifica vennero provvisoriamente riuniti, con D.P. 14 gennaio 1952, nel Consorzio Generale per la ricostruzione delle bonifiche Polesane, al fine di contemperare, nel vantaggio di tutti, gli eventuali conflitti di interesse che sarebbero potuti sorgere nella concreta attuazione del piano. Dopo un primo periodo in cui una parte del territorio era già emerso per sgrondo naturale, i rimanenti terreni sommersi erano in comunicazione diretta tra loro e con i corsi dacqua attraverso numerose brecce aperte nelle arginature, segnalate in precedenza dai Consorzi di Bonifica, quali, per esempio, i 36 varchi lungo il Collettore Padano Polesano per 1419 m. Il Consorzio Generale, il 6 settembre 1952, compilò il progetto completo per far fronte a questo disastroso evento. I lavori, svolti tra aprile 1952 e luglio 1954 e ripartiti tra il Consorzio Generale e i 17 Consorzi Polesani, prevedevano:
- la difesa delle terre emerse da possibili ritorni dacqua dagli squarci delle arginature del Canalbian-co;
- la riattivazione del prosciugamento meccanico nei bacini ancora aperti allinondazione dal Canal-bianco e dal mare;
- lo sbarramento della Fossa di Polesella con una palanco lata metallica rinforzata con gabbioni di sasso, allo scopo di impedire lafflusso del Canalbianco nel Collettore Padano Polesano;
- il prosciugamento delle aree sommerse ed il ripristino delle campagne per le coltivazioni del 1952.
Leccedenza del materiale che risulterà dopo tale sistemazione, verrà trasportato a tamponamento di quelle cave golenali del Po, dalle quali venne prelevata a suo tempo la terra utilizzata per le fasi di tamponatura iniziali dellalluvione. Con tale sistemazione verrà assicurata la convenienza economica e la possibilità, da parte dei singoli proprietari, riuniti in Consorzi, di provvedere con profonde arature ed altre opere di miglioramento fondiario alla rimessa a coltura dei loro terreni.
intero bene:La costruzione del manufatto risale alla data di sistemazione idraulica della zona: 1870-1900
intorno/territorio:I ponti sui canali di bonifica (e sui fiumi) hanno anch'essi subito l'evoluzione tecnica imposta dal progresso e dalle conseguenti modifiche delle opere idrauliche e stradali.
Si ricorda che, sui canali di bonifica, gli antichi piccoli ponti erano generalmente costruiti a schiena d'asino, sostenuti dall'arco a tutto sesto o ribassato, con spalle in muratura e muretti coperti in trachite.
intero bene:La costruzione del manufatto risale alla data di sistemazione idraulica della zona: 1870-1900.
Data di creazione:
XVI d.C. - XXI d.C.; I d.C. - XVI d.C.; I d.C. - XXI d.C.; XVII d.C. - XX d.C.; dopo il null; 1796/00/00 - 1933/02/13; 1866/00/00 - 1766/00/00; 1882/00/00 - 1866/00/00; 1915/05/24 - 1882/00/00; 1940/06/10 - 1901/00/00; 1951/11/14 - 1940/06/10; 1951/11/14 - 1950/00/00; 1951/11/14 - 1956/00/00; 1951/00/00 - 1954/07/00; 1870/00/00 - 1951/11/20; prima del 1954/00/00; prima del 1900/00/00
Ambito geografico:
POLESELLA (RO), VENETO - Italia
